Registri Vino 2.0

Lunedì, 19 Settembre 2016 09:06 Scritto da

E' uscito oggi l'inserto del corriere vinicolo che approfondisce la tematica dei software per la dematerializzazione. Voglio integrare il contenuto dell'inserto con le mie considerazioni personali.

Affronto da sempre il mondo del vino dal punto di vista informatico, non sono un produttore (non ancora per il momento) ma offro servizi di consulenza IT. Vivo nella valcalepio e caratteristica del territorio è che non esistono grandi produttori o nomi blasonati come in alcune altre zone tipiche d'Italia. Valcalepio è sinonimo di piccoli imprenditori agricoli, piccole cantine e grande passione.

Il piccolo produttore è proprio quello su cui voglio attirare la vostra attenzione. Voglio puntare i fari su di lui perché non viene preso in considerazione, se non marginalmente, nell'inserto uscito oggi.

L'evidenza dei fatti è questa: La dematerializzazione dei registri è un salto epocale con una serie di innumerevoli vantaggi, sia dal lato della repressione delle frodi, sia dal lato dell'analisi statistica dei dati aggregati che si potranno sfruttare per una migliore programmazione politico economica.

Ma quale è e chi sosterrà il vero costo della dematerializzazione?

Dal mio punto di vista saranno i piccoli, anzi, i micro produttori a dover pagare lo scotto più elevato. Questo perché l'incidenza nella scelta di un software e i costi che si dovranno sostenere questi imprenditori agricoli avranno, in termini percentuali, un'incidenza molto più elevata rispetto ai propri concorrenti più blasonati.

Lo dico da informatico, conosco bene i costi e i processi che portano allo sviluppo di soluzioni IT. Vi facci un esempio concreto. Mario è un piccolo produttore di di Scanzorosciate, produce circa 10.000 bottiglie all'anno con un margine medio di 2/3 euro a bottiglia. Dovrà spendere circa 500 euro all'anno per gestire l'obbligo. Non sceglierà di utilizzare il software messo a disposizione dal MIPAAF per tutta una serie di motivi.

Confrontiamolo invece con un medio produttore della Franciacorta, 3/400.000 bottiglie all'anno e margine medio vicino a quello di Mario. Dovrà investire circa 2/3000 euro per il software. Il rapporto è di 10 a uno. Per ottenere lo stesso risultato Mario dovrà spendere 10 volte tanto.

Ma non tutto il male viene per nuocere.

L'arrivo della telematizzazione dei registri vinicoli obbligherà i piccoli a informatizzarsi. Questo obbligo e questo costo si trasformeranno nel tempo in un investimento che sul lungo periodo porterà dei vantaggi notevoli.


Nell'articolo del corriere vinicolo Gianluca Fregolen spiega in modo chiaro e preciso la curva di accettazione del cambiamento che va dalla negazione fino a raggiungere le proposte di miglioramento. Sono pienamente d'accordo con lui.

Tanta carta in meno da gestire (immaginate solo il risparmio di tempo e costi per la vidimazione), possibilità di gestire in modo strategico le informazioni ovunque (quasi tutti i nuovi software progettati per la gestione della normativa sono web based) e avvicinamento alla gestione informatizzata anche delle cantine più restie. L'esperienza è già stata fatta nel tempo con la gestione telematica delle distinte bancarie. 20 anni fa era tutto cartaceo, oggi tutto telematico e con una notevole riduzione dei costi di gestione.

La grande differenza la faranno in questo momento le case produttrici di software. E' il giusto momento per aiutare i piccoli a crescere grazie alle nuove tecnologie. Piccolo è bello ma a volte è anche un limite. Mancanza di competenze, mancanza di tempo per valutare nuove soluzioni e quindi poca innovazione. La dematerializzazione dovrà diventare l'iniezione obbligatoria per dare una scossa al settore.

Correva l'anno duemila e il passaggio all'euro. Il mondo andava incontro alla rivoluzione dei sistemi informatici. Tanti investimenti in tecnologie nuove che non portarono nulla di nuovo nelle aziende.

All'epoca avevo 20 anni, tornato dal servizio di leva ero stato assunto in un'azienda che si occupava di software per la gestione aziendale, bolle e fatture. Stavamo riscrivendo il software per adeguarlo all'euro. Quasi tutte le aziende italiane dovettero cambiare il proprio software, senza però apportare nessuna miglioria all'interno del proprio modo di lavorare. Tanti soldi spesi ma nessun “investimento”.

L'augurio che mi faccio è questa volta non si commetta ancora una volta lo stesso sbaglio. Investire in un software e non spendere semplicemente dei soldi per rispondere alla normativa. Sono tante le piccole innovazioni che si possono introdurre nelle aziende vitivinicole. Dal mini CRM alle innovazioni di Marketing, tutte legate al mondo web, così come sarà per la normativa sui registri telematici nelle micro e piccole realtà.

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